ODE ALLA CIPOLLA

di Pablo Neruda

 

Pablo Neruda, premio Nobel per la letteratura nel 1971, è considerato uno dei massimi esponenti della letteratura latino-americana contemporanea. Di lui si ricordano soprattutto le poesie d’amore, ma non minor importanza hanno le liriche dedicate alla vita quotidiana.

Nella raccolta “Odi Elementari” pubblicata nel 1954, egli dedica le sue poesie ai piaceri elementari, quelli che ravvivano e possono rendere speciali e indimenticabili gli attimi della vita di ogni giorno. Ecco allora che Neruda ci canta le piacevolezze del vino, del pane, del pomodoro, del limone…Piaceri fisici e voluttuosi, rustici e insieme raffinati.

Tra queste riportiamo qui “Ode alla Cipolla”. Nelle parole del poeta la cipolla è la fata madrina del popolo, del bracciante nel duro cammino, la stella che porta splendore sulla mensa della povera gente. Neruda ne canta la bellezza e la generosità  e ci ricorda che dalla cipolla “sgorga l’unica lacrima senza pena. Ci hai fatto piangere senza affliggerci”

 

 

 

Cipolla

luminosa ampolla,

petalo su petalo

s’è formata la tua bellezza

squame di cristallo t’hanno accresciuta

e nel segreto della terra buia

s’è arrotondato il tuo ventre di rugiada.

Sotto la terra

è avvenuto il miracolo

e quando è apparso

il tuo lento germoglio verde,

e sono nate

le tue foglie come spade nell’ orto,

la terra ha accumulato i suoi beni

mostrando la tua nuda trasparenza,

e come con Afrodite il mare remoto

copiò la magnolia

per formare i seni,

la terra così ti ha fatto,

cipolla,

chiara come un pianeta,

e destinata a splendere

costellazione fissa,

rotonda rosa d’acqua,

sulla

mensa

della povera gente.

Generosa

sciogli

il tuo globo di freschezza

nella consumazione

bruciante nella pentola,

e la balza di cristallo

al calore acceso dell’olio

si trasforma in arricciata piuma d’oro.

Ricorderò anche come feconda

La tua influenza l’amore dell’insalata

E sembra che il cielo contribuisca

Dandoti forma fine di grandine

A celebrare la tua luminosità tritata

Sugli emisferi di un pomodoro.

Ma alla portata

Delle mani del popolo, innaffiata con l’olio,

spolverata con un po’ di sale,

ammazzi la fame

del bracciante nel duro cammino.

Stella dei poveri,

fata madrina

avvolta

in delicata carta, esci dal suolo,

eterna, intatta, pura,

come semenza d’astro,

e quando ti taglia

il coltello in cucina

sgorga l’unica lacrima

senza pena.

Ci hai fatto piangere senza affliggerci.

Tutto quel che esiste ho celebrato,

cipolla,

ma per me tu sei

più bella di un uccello

dalle piume accecanti,

ai miei occhi sei

globo celeste, coppa di platino,

danza immobile

di anemone innevato

e vive la fragranza della terra

nella tua natura cristallina

 

 

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