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Foto di Raffaele Perulli

Da “Il resto del carlino”

LOreglio catartico sfida le cipolle borettane

SHOW AL LIDO PO

Boretto, 11 luglio 2007 - Accanto al corso del fiume Po, sabato sera arriva a Boretto il cabarettista 'catartico' Flavio Oreglio in 'Siamo una massa di ignoranti. Parliamone'. Il comico proporrà il suo spettacolo nell’area del cantiere Arni, al lido, con inizio alle 21,30. Il protagonista di tante serate in tv con Zelig Circus è già stato molte volte in terra reggiana per i suoi spettacoli. Ma vuole colmare una lacuna. Conoscere le borettane. Che non sono le graziose ragazze del paese, ma le celebri e dolci cipolline.

 

Signor Oreglio, non è mai stato a Boretto?
"No, è la prima volta che vengo in questo paese. E devo dire che non ho mai assaggiato questa specialità locale, le cipolline. Devo assolutamente colmare questa lacuna".

 

Nell’attesa parliamo del suo spettacolo sull’ignoranza…

"Esistono diversi tipi di ignoranza, con alcune di queste è bene venire a patti, con altre è meglio avere un rapporto conflittuale. Per esempio, l’ignoranza socio-politica che coinvolge tutti i livelli della comunicazione: quella, francamente, bisogna proprio combatterla".

 

Quanti pensieri ci sono nel suo spettacolo?
"Il mio spettacolo parte dall’analisi della realtà quotidiana, da momenti e situazioni in cui è più facile notare l’emergere della caratteristica 'ignoranza', che tante volte rasenta il paradosso. Uno dei settori più travagliati è quello della comunicazione. Quante volte ci è capitato di chiedere a qualcuno per la strada “Sa dove sia via Roma?” e di sentirci rispondere “Mi dispiace, non sono di qui”. Ma mica gli hai chiesto di dov’è! Il mio spettacolo vuole mettere in evidenza, in maniera divertente e ironica, s’intende, i problemi, i conflitti e le assurdità".

 

Non sarà mica diventato un “comico impegnato”?
"Lo sono sempre stato, ma dobbiamo metterci d’accordo su cosa si intende. Quando sente la parola 'impegnato' la gente si chiede sempre “mamma mia chissà cosa racconta”, ma impegnarsi vuol dire raccontare il quotidiano, e io questo nel mio spettacolo lo faccio. Basta pensare alle prime commedie, quelle di Aristofane, che facevano ridere parlando di temi sociali e politici della Grecia contemporanea. Essere 'Impegnati' non esclude nulla, non si usano necessariamente toni pesanti, ma si può fare un teatro divertente con argomenti intelligenti. Solo saltuariamente, in occasioni speciali e giocose, la mia comicità è fine a se stessa. Io la preferisco quando è legata alla vita d’oggi. Del resto con la fantasia si parla della realtà senza doversi nascondere, senza dover omettere. Ne nasce quindi uno spettacolo comico, interessante, anche rilassante, ma di certo non noioso".

 

E lei si sente un po’ ignorante? 
"Io ignorante? Tantissimo. Del resto, come dice il titolo del mio spettacolo 'siamo' ignoranti. Ma 'parliamone', apriamo un dialogo, comunichiamo, una volta per tutte come si deve. E non ho un aspetto particolare, lo sono un po’ un tutto, come tutti, ma parto dal presupposto che lo so. Che è una buona partenza. Ai giorni d’oggi si 'ignora di ignorare', si pensa di avere le idee chiare, e invece non ce le abbiamo, mente i mezzi di comunicazione spingono e premono per dissimulare e manipolare le informazioni. In queste condizioni la forza sta proprio nel non arrendersi, nel continuare ad alimentare il proprio spirito critico, nella tensione verso il miglioramento".

 

Qual è la differenza tra provincia e metropoli?
"Le vere differenze le ho notate nei diversi tipi di pubblico, non tanto da città o provincia. Per esempio, ho notato che in certe regioni del centro Italia, come Toscana, Lazio e Campania, esistono realtà comiche, tradizioni di formule umoristiche molto stabili e consolidate. Lì sì, è più difficile fare breccia con una comicità che non si rifà direttamente a quella della tradizione".


 

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